I miei vizi

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“Perché nessuno ammette i propri difetti? Perché vi è ancora immerso: i sogni li racconta chi è sveglio e così i propri vizi li ammette solo chi è guarito.Lucio Anneo Seneca, Lettere a Lucilio.

Partendo da questa frase di Seneca, a distanza di tempo ho sempre cercato di fare una analisi obiettiva sul mio rapporto con i vizi.
Ho notato che molti sono facilmente sradicabili chiedendo aiuto ad una grande forza di volontà, altri tuttavia sembrano scolpiti nel nostro carattere forgiatosi nel tempo e fanno parte di noi stessi ed in molti casi ci definiscono agli occhi degli altri.
Non a caso i vizi appaiono per la prima volta grazie ad Aristotele che li definisce “abiti del male”. Il vizio, infatti, deriva dalla ripetizione di azioni che formano nel soggetto che le compie una sorta di “abito” che lo inclina in una certa direzione e lo fa conoscere al mondo esterno, ovvero a coloro con cui si rapporta.

I sette vizi capitali sono:

  • Ira (il lasciarsi facilmente andare alla collera).

È il mio peccato. Non riesco a tenerlo a bada oppure a limitarlo. I peccati della mente sono tra i più difficili da controllare. Quando qualcosa non va per il verso giusto mi domina come un uragano. Riesco a sentire anche cosa succede nel mio corpo con il circolo sanguigno che, caldamente, sale verso la testa. Dopo anni ed anni di pratica su come contrastarlo, alcuni frutti si possono avere, ma è pur sempre difficile eliminarlo del tutto.

  • Accidia (la pigrizia, l’ozio, la poca voglia di fare, l’apatia, il disinteresse verso gli altri, verso se stessi, e verso la vita).

Anche questo può essere catalogato tra i miei peccati. Molte volte devo essere spronato a svolgere i miei impegni perché mi trovo in uno stato di disinteresse totale ed apatia. Tuttavia ho notato che amici e familiari positivi possono darti una grossa mano.

  • Lussuria

Nisi caste saltem caute

  • Avarizia (mancanza di generosità, colui che è taccagno, ma in origine indicava la tendenza all’accumulo eccessivo ed ingiustificato, la tesaurizzazione).

No, questo proprio no. Cerco sempre di aiutare chi ne ha bisogno anche se non me lo chiede. Mentre per quanto riguarda la tesaurizzazione con me gli economisti avrebbero vita semplice: entrate 100, uscite 100, saldo 0.

  • Gola (abbandono e esagerazione nei piaceri della tavola).

Il vizio che mi ha sempre dato più grattacapi. Anche se eliminarlo o contenerlo è una questione di forza di volontà. D’altronde come si fa a rinunciare ai peccati di gola quando tua madre con occhi pieni di gioia ti invita ad addentare il gateau di patate o una bella pastiera?

“Mettiti un coltello alla gola, se tu sei ingordo” (Proverbi 23, 2).

  • Invidia (desiderio malsano verso chi possiede qualità, beni o situazioni migliori delle proprie).

Ad essere sincero è un vizio che non mi appartiene. Difficilmente negli altri riesco ad avere invidia, tuttavia noto una certa facilità ad abbandonarsi a questo vizio. Anzi se devo essere sincero credo che questo sia il vizio del XXI secolo.

“Un cuore tranquillo è la vita di tutto il corpo, l’invidia è la carie delle ossa” (Pr 14,30).

  • Superbia (sfoggio della propria superiorità rispetto agli altri).

Forse il contrario e forse è anche peggio del vizio stesso. Preferisco sempre credere di sbagliare e di avere qualità inferiori ad altri. Il più delle volte può essere vero, ma alcune volte, in fin dei conti, non lo è. Quasi sempre la reazione di chi mi ascolta e mi conosce a fondo è lo stupore. A primo impatto non do l’impressione di avere interessi molto spiccati per argomenti particolari e profondi.

“La superbia precede la rovina, e lo spirito altero precede la caduta. E’ meglio essere umili con i poveri che spartire la preda con i superbi” (Proverbi 16:18:19)

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